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Autorizzazioni vigneti, nuovo boom di richieste

Non si ferma il boom di domande nel Veneto per le autorizzazioni di nuovi impianti viticoli, che già l’anno scorso, al debutto del nuovo sistema che aveva preso il posto del meccanismo dei diritti, aveva visto la nostra Regione prima in Italia con domande per 34.677 ettari di nuovi vigneti su 66.000 ettari richiesti complessivamente su tutto il suolo nazionale. Quest’anno il Veneto alza ulteriormente il tiro. Secondo i dati dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), che ha chiuso da poco l’istruttoria, a fronte di una disponibilità di 865 ettari, nella nostra regione sono state presentate 7.233 domande per oltre 90.000 ettari, vale a dire 100 volte tanto. Si tratta del 60% del totale delle domande nazionali, che sono state 165.000. Il Veneto svetta su tutte le altre regioni, che vedono secondo in classifica il Friuli Venezia Giulia con 29.264 ettari e terza la Puglia con 14.869.
La sovrabbondanza di domanda non aiuterà lo sviluppo della viticoltura veneta, perché la poca superficie, dovendo essere distribuita tra molti, sarà spezzettata in percentuali irrisorie. Ai 7.233 che hanno fatto domanda andranno, infatti, più o meno 1.000 metri di nuovi vigneti. Un quantitativo che non accontenta nessuno: né il viticoltore di collina, né quello di pianura, né il maiscoltore che vorrebbe piantare vigneti.
Il sistema non funziona – dice chiaro e tondo Christian Marchesini, presidente dei viticoltori di Confagricoltura Veneto -. Gli strumenti che la Ue ci ha dato all’atto del passaggio dal sistema dei diritti alle autorizzazioni sono insufficienti per dare un maggior punteggio ai viticoltori storici e alla viticoltura vocata. Non potrà crescere l’economia nelle zone vitivinicole di successo del Veneto come il Prosecco, il Valpolicella, il Lugana e, in misura minore, il Pinot grigio, così come non ci potrà essere una spinta per la viticoltura italiana in sofferenza. Ricordo che su 600.000 ettari della filiera viticola italiana, poco più di 50.000 danno reddito all’agricoltore. Questo esubero di domande non aiuta lo sviluppo del settore e lo espone al rischio di una svalutazione, perché a chiedere superfici vitate sono all’80 per cento proprietari di terreni di seminativi della pianura veneta, che di fronte al crollo dei prezzi cercano nuovi sbocchi nel settore vitivinicolo. Se non cambiamo passo accadrà quello che è successo in Spagna, dove oggi c’è una iperproduzione di vino senza denominazioni di valore. Rischiamo la caduta di un settore che oggi è un traino per tutta l’economia”.
Confagricoltura si batterà per il cambio delle regole, come spiega Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto: “Questo modello non funziona. L’anno scorso alcuni agricoltori avevano ottenuto superfici importanti e altri no. Quest’anno, con i nuovi criteri di assegnazione, si assegnano indifferentemente 1.000 metri a tutti, che non hanno alcuna valenza economica. Bisogna adottare criteri che privilegino aziende vitivinicole o già in possesso di impianti vitati, con una ripartizione proporzionale alle superfici in possesso. Aziende strutturate, che hanno la capacità di compiere investimenti in termini di macchinari e nuove innovazioni. I criteri devono, in poche parole, andare a privilegiare la crescita delle aziende vitivinicole. Assegnare nuovi metri a pioggia non ha alcun senso”.

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