Bilancio annata agraria 2021. Soia, Venezia al primo posto, nel 2021 oltre i 60 euro al quintale, ma prodotto il 30% in meno. Prezzi alle stelle, allevatori in ginocchio

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Vola il prezzo della soia oltre i 60 euro al quintale, anche se la produzione estiva nel veneziano è calata del 30% a causa della scarsità di piogge nel periodo tra giugno e settembre. Soddisfazione tra i produttori, ma allevatori in ginocchio per l’aumento vertiginoso del costo degli alimenti per i bovini.

VENEZIA AL PRIMO POSTO IN VENETO (VENETO AL PRIMO POSTO A LIVELLO NAZIONALE, ITALIA PRIMA IN EUROPA)
Venezia con i suoi quasi 35.000 ettari coltivati è la prima provincia del Veneto, il Veneto è la prima regione d’Italia e l’Italia è il primo paese europeo per la produzione di semi di soia. “Vista la scarsità di piogge estive, la soia ha prodotto bene solo negli appezzamenti irrigati nei mesi di luglio e agosto – sottolinea Marco Aurelio Pasti, presidente di Confagricoltura Venezia -, mentre nella maggioranza degli appezzamenti la produzione si è assestata tra i 25 e i 35 quintali/ettaro, circa il 30% in meno della resa abituale. I prezzi tuttavia rimangono su valori molto sostenuti, sopra i 60 euro al quintale, permettendo comunque di raggiungere una buona redditività”.

VOLA ANCHE IL MAIS A 27 EURO AL QUINTALE, MA DAL 2013 DIMEZZATA L’AREA COLTIVATA
Per quanto riguarda il mais, anche nella nostra provincia, come nel resto d’Italia, a partire dal 2006, le superfici si sono notevolmente ridotte, passando da 50mila ettari a 30mila ettari. Per il mais l’annata appena conclusa ha visto rese inferiori all’anno scorso, fortunatamente la contaminazione da micotossine nel nostro territorio è rimasta contenuta, salvo sporadiche situazioni, e la redditività della coltura si mantiene, nella generalità dei casi, su valori soddisfacenti, grazie ai prezzi di mercato più alti attorno ai 27 euro a quintale.

SOIA E MAIS ALLE STELLE, ALLEVATORI IN GINOCCHIO: UN LITRO DI LATTE PAGATO 40 CENTESIMI CONTRO UN COSTO DI PRODUZIONE DI 50
Per gli allevatori invece l’aumento dei prezzi di soia e mais – base dell’alimentazione dei bovini - comportano costi di produzione sempre più alti, che aggravano la crisi del settore.
“L’aumento dei prezzi di soia e mais, ma anche di foraggi ed energia, ci sta mettendo in ginocchio – racconta Enrico Cassandro, allevatore della zona di Dolo. - Per produrre un litro di latte, i costi attuali sfiorano quasi i 50 centesimi, ma alla vendita il prezzo del latte rimane ancora sotto i 40 centesimi. Una situazione quindi insostenibile che in tempi brevi, se non ci saranno interventi ad hoc, porterà al collasso l’intero comparto”.

CONCIMI, COSTI TRIPLICATI RISPETTO ALLA PRIMAVERA SCORSA, RISCHIO COSTI DI PRODUZIONE INSOSTENIBILI
I mesi di settembre e ottobre, poco piovosi, hanno permesso di completare le raccolte di mais e soia e le semine dei cereali autunno-vernini, come grano e orzo, che sono in condizioni ottimali con buone nascite. “Preoccupante però l’aumento dei prezzi dei concimi, soprattutto azotati, triplicati rispetto alla primavera scorsa – conclude il presidente Pasti. - L’aumento è trainato, da una parte, dalla crescita del prezzo del gas naturale e, dall’altra, dal buon prezzo dei cereali. Il rischio per la prossima annata è di dover sostenere costi di produzione sempre elevati, anche a fronte di un possibile ritorno alla normalità dei prezzi di mais e soia”.

IN CALO LA PRODUZIONE DI SOIA E MAIS IN ITALIA E IN EUROPA. PRODOTTI IMPORTATI DAL SUDAMERICA: “SIAMO “COMPLICI” DELLA DEFORESTAZIONE”
La soia ha trovato nel territorio veneziano un ambiente particolarmente adatto alla sua coltivazione. Tuttavia non può sfuggire che le rese ad ettaro sono pressoché ferme attorno ai 40 quintali/ettaro, dall’epoca della sua introduzione a metà degli anni ’80 del secolo scorso, mentre in altri paesi, come Brasile ed Argentina, in questi 40 anni le rese sono quasi raddoppiate.
“Abbiamo perso il vantaggio produttivo che avevamo ed è urgente investire in ricerca per migliorare varietà e tecnica agronomica – afferma Marco Aurelio Pasti. - Occorre precisare che l’Europa e l’Italia sono deficitarie di proteine vegetali ed importano quantitativi crescenti di soia dal sud America: siamo noi quindi i “mandanti” indiretti della deforestazione in quel continente”.

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