Ricordando Rita Tognon

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L’avevo conosciuta, più di trent'anni fa, durante uno di quei convegni che allora Confagricoltura ancora organizzava – non eravamo in era digitale – per informare e formare il personale romano e quello periferico dell’organizzazione.
Mi fece subito una bella impressione: interventi brevi, capacità di sintesi, una conoscenza non comune degli aspetti legali e fiscali dei temi in discussione, una consapevolezza delle problematiche del mondo agricolo che non poteva che derivare da un concreto vissuto.
Rita lavorava allora, come tirocinante, presso l’Unione Agricoltori di Treviso. Quando, poco dopo, fui nominato direttore dell’Unione di Venezia, cercai subito di averla come collaboratrice sottraendola al mio collega di Treviso; forte del fatto che fui in grado di offrirle un’occupazione stabile , riuscii a vincere le resistenze del direttore di Treviso.
Rita divenne, in breve tempo, una presenza indispensabile; aveva voglia di imparare, apprendeva in fretta, studiava i vari problemi e non aveva alcun timore reverenziale nel contraddire me o i dirigenti per sostenere quello che riteneva giusto. Una persona fondamentalmente buona, di grande intelligenza e dotata di un invidiabile umorismo, spesso anche pungente ma mai cattivo.
Sul finire degli anni novanta, le nostre vite professionali si divisero: io assunsi la dirigenza di una neo-costituita Unità di progetto della Regione Veneto che si proponeva il fine della semplificazione dei provvedimenti in campo agricolo. I risultati dell’operazione sono stati innegabilmente deludenti ma l’esperienza si è rivelata utile per meglio capire i punti di debolezza delle organizzazioni di rappresentanza agricola. Rita fu nominata invece Direttrice dell’Unione di Vicenza e successivamente dell’Unione di Venezia, che ha guidato per un ventennio conquistando la fiducia degli associati ma anche la stima e l’affetto dei suoi collaboratori.
Da quando sono rientrato nella famiglia di Confagricoltura, assumendo la direzione di Confagricoltura Treviso, sono sempre stato in contatto con la collega Rita; in realtà ero più io a sentire il bisogno del conforto di un parere di Rita che viceversa. Peraltro il “sentiamo cosa ne dice Rita” mi risulta fosse comune a molti miei colleghi del Veneto e di Roma.
Come riuscisse a trovare atti e documenti in quel disordine che regnava nel suo ufficio ed in particolare sulla sua scrivania è sempre stato per me un mistero: ma ci riusciva, ed anche velocemente.
Poi è arrivato il male che l’ha colpita e torturata per diversi anni e che Rita ha saputo affrontare con dignità e incredibile coraggio fino alla fine, avvenuta nel febbraio 2020.
Verso la fine dell’estate dello scorso anno un gruppo di ex colleghi di Confagricoltura Venezia, che non vedevo da molto tempo, mi ha invitato ad una cena presso un ristorante del veneziano (allora si poteva) presentando l’incontro come una “rimpatriata aziendale”. Il tavolo era preparato per i quindici commensali, più un posto vuoto. Nessuno dei presenti ha parlato di Rita, ma molti occhi lucidi e uno strano silenzio prima dell’inizio della cena hanno chiarito, più di tanti discorsi, il significato di quel posto vuoto.
(Gianpaolo Casarin, dal numero di marzo-aprile 2021 del giornale Gli Agricoltori Veneti)

Rita Tognon

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