Seconda ondata Covid, perdite tra il 30 e il 50 per cento per i produttori di ortaggi
La seconda ondata della pandemia da Covid-19 falcia anche le produzioni orticole coltivate a Chioggia, in Riviera del Brenta e nel Veneto Orientale.
Per le aziende produttrici di insalate, e in generale di ortaggi da destinare alla IV gamma (ortaggi freschi, a elevato contenuto di servizio, confezionati e pronti per il consumo) si registrano già perdite tra il 30% e il 50%, soprattutto a seguito delle chiusure serali di ristoranti e bar.
A CHIOGGIA, PER INSALATINE IV GAMMA, CALO DI VENDITE DEL 33% E PERDITE FATTURATO DEL 37%. BLOCCO DELLE RICHIESTE DAL NORD EUROPA
“Per la nostra azienda, paragonando lo stesso periodo autunnale del 2019 con quello attuale, abbiamo verificato un calo di vendite del 33% e un calo di fatturato del 37% - spiega Loris Quaggio, produttore di insalate per IV gamma nell’area di Chioggia. - La nostra produzione è elevata nel periodo che va da febbraio a ottobre, mentre l’autunno presenta sempre una flessione, ma in questo caso il fatturato sta già subendo un calo di quasi il 40% e siamo quindi in difficoltà. Abbiamo già deciso di tagliare tutte le spese superflue, quello che possiamo lo facciamo in casa e rinviamo ogni tipo di investimento anche minimo”.
L’azienda di Loris Quaggio conta coltivazione di insalate in serra per una estensione di 20 ettari. La destinazione del prodotto comprende anche l’estero, in particolare molti paesi europei: “Attualmente riusciamo ancora a vendere in Gran Bretagna – sottolinea Quaggio - ma in Germania e in tutto il Nord Europa si registra quasi un blocco delle richieste del nostro prodotto. Grava una pesante incertezza: per quanto tempo andremo avanti così? Perché certamente il tempo è un fattore fondamentale, se i consumi restano fermi troppo a lungo, i danni rischiano di diventare sempre maggiori e difficilmente sostenibili”.
A SCORZE’ INIZIO STAGIONE RADICCHIO DI TV IGP CON CROLLO DEI PREZZI DA 4,5 A 2 EURO. SATURAZIONE DEL MERCATO PER CRISI DELLA RISTORAZIONE E CHIUSURA DI MERCATI RIONALI
La stagione del radicchio di Treviso IGP – coltivato soprattutto nella zona di Scorzé – è partita da poco e durerà fino alla fine dell’inverno, ma i produttori sono già preoccupati per il calo drastico dei prezzi. “I mercati sono già saturi di prodotto perché si è quasi fermata la richiesta proveniente dal settore della ristorazione – commenta Andrea Favaro, produttore di radicchio a Scorzé. - Stiamo assistendo ad un drammatico crollo dei prezzi: da un prezzo di partenza di 4 / 4,5 euro al kilo si è scesi già a 2 euro circa. A dicembre noi produciamo circa 15 quintali di radicchio al giorno, il costo di produzione per un kilo di prodotto è di circa 2 / 2,5 al kilo, i conti potete farli anche voi. Nel mio caso, in una sola settimana di emergenza Covid-19 lo scorso febbraio, avevo prodotto 50 quintali di radicchio con una perdita di 10mila euro”.
RADICCHIO DI TV IGP, TIENE ANCORA CHI VENDE ALLA GRANDE DISTRIBUZIONE, MA I CONSUMI SONO SEMPRE PIU’ RIDOTTI
Ci si salva parzialmente soltanto vendendo il prodotto alla grande distribuzione. “La nostra azienda vende radicchio di Treviso IGP per la filiera della IV gamma – precisa Giuliano Scattolin, imprenditore agricolo di Scorzé. - Abbiamo stipulato un contratto con la grande distribuzione e quindi il nostro guadagno è più basso, ma più stabile. Occorre segnalare però che la chiusura anche di molti mercati rionali non è certo positiva e crea come effetto una sovrapproduzione. Si potrebbe arrivare a porsi la questione se vale la pena togliere il radicchio dai campi, visto che si tratta di un prodotto di alta qualità e di un certo valore e la grande crisi economica che si profila lascia i consumatori senza soldi in tasca”.
ANCHE PER L’AGRICOLTURA UN INVERNO LUNGO E DIFFICILE IN ATTESA DELLA NUOVA STAGIONE
“Il lockdown a colori sta causando segnali preoccupanti di stagnazione ed il futuro non incoraggia certo ad essere ottimisti, sarà un inverno lungo e difficile – conclude Marco Aurelio Pasti, presidente di Confagricoltura Venezia. - L’annata agraria, appena conclusa, è stata positiva per le produzioni, ma grava una enorme incertezza sulle vendite e sulla tenuta dei mercati locali, nazionali ed internazionali. Anche le aziende vitivinicole, in un settore trainante fino a prima della pandemia, registrano una situazione difficile. Noi abbiamo ripreso le semine autunnali e le potature, preparando già la nuova stagione. Cerchiamo di avere fiducia, nonostante tutto”.

