Convegno "Fauna selvatica fuori controllo", gli interventi dei relatori

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FAUNA SELVATICA FUORI CONTROLLO, PER UNA GESTIONE CONDIVISA
Il presidente della Terza Commissione Regionale, Sergio Berlato, invita gli agricoltori a chiedere i danni e a sollecitare l'applicazione della legge regionale 30 del 2016: “Manca solo la delibera attuativa da parte della Giunta e, sentito il parere dell'Ispra, è possibile realizzare il contenimento delle specie dannose o nocive”


La legge regionale 30 del dicembre 2016 dispone “Norme regionali per una corretta gestione del patrimonio faunistico, ambientale e produttivo del settore agricolo, ittico e zootecnico del Veneto”. Lo ha ricordato Sergio Berlato, presidente della Commissione regionale Agricoltura Caccia e Pesca, intervenuto a conclusione del convegno “Fauna selvatica fuori controllo, proposte per una gestione condivisa” promosso da Confagricoltura Venezia e tenutosi a Mestre lo scorso ottobre.
Un confronto d'eccellenza che ha visto la partecipazione di esperti e ricercatori: Chiara Rizzi, dell'università di Padova; Dino Scaravelli, dell'università di Bologna; Giacomo De Franceschi naturalista consulente di enti ed aziende, nonché Giorgio De Lucchi, direttore sezione Caccia e Pesca della Regione Veneto e Matteo Poja in rappresentanza dell'Ente Produttori Selvaggina.
Il dibattito, moderato da Giorgio Malavasi, del settimanale Gente Veneta, ha fatto il punto in dettaglio sui fenomeni emergenti che testimoniano una fauna selvatica sempre più fuori controllo con rischi per le attività agricole, gli allevamenti e l'intero ecosistema.
“Gli agricoltori sono i custodi dell'ambiente – ha ricordato Giulio Rocca, presidente di Confagricoltura Venezia. - Ma da anni ormai stanno pagando il prezzo del proliferare fuori controllo di molte specie autoctone e di varie specie esotiche penetrate nel nostro territorio. La situazione sta diventando insostenibile e chiediamo alla Regione di partecipare attivamente ad una gestione condivisa che affronti i problemi sul campo”.

Il presidente Berlato: “Agricoltori chiedete i danni e reclamate l'applicazione delle norme che già esistono in linea con le direttive europee in materia”
All'appello di Confagricoltura Venezia ha risposto nel suo intervento il presidente Sergio Berlato che ha invitato gli imprenditori agricoli a sollecitare la Regione Veneto all'applicazione di normative regionali in linea con le direttive europee. "Esiste già la legge regionale 30 del 2016 che, sentito il parere di Ispra, può permettere di intervenire con misure finalizzate al controllo delle specie dannose e nocive - ha affermato Berlato. - Manca ancora però la delibera attuativa della Giunta Regionale. Ma gli agricoltori non possono più aspettare, occorre creare strategiche sinergie. Avete il dovere di segnalare i danni che subite e reclamare a gran voce misure di monitoraggio e controllo a tutela dell'intero ecosistema e delle attività produttive".

I danni da fauna selvatica ammontano a 70 milioni di euro; sono 52 le specie nocive di cui 39 cacciabili. Il cinghiale al primo posto per danni causati
La fauna selvatica provoca danni per 70 milioni di euro a livello nazionale, secondo i dati Eurispes, citati da Giacomo De Franceschi, naturalista ed esperto in gestione ambientale e agricoltura, nella sua relazione, in cui ha analizzato settore per settore (colture agricole ed allevamenti). Si tratta di 52 specie, di cui soltanto 39 risultano cacciabili.
Il cinghiale è in assoluto l'animale più nocivo per le attività agricole, si stima che sia causa dell'80 per cento dei danni, seguito da corvidi, roditori e altre specie di uccelli.

Per l'allevamento in valle da pesca la vera calamità è il cormorano che sta mettendo in ginocchio l'intero settore
Vi sono vere e proprie calamità poi in settori specifici: Matteo Poja, responsabile vallicoltori di Confagricoltura Venezia e membro del direttivo dell'EPS, ha ricordato il caso dei cormorani che, praticando la caccia sociale, riescono a distruggere interi allevamenti di pesce. “Ogni esemplare si ciba di circa 4 etti di pesce al giorno e durante queste operazioni ne ferisce anche una grande quantità – ha precisato Poja. - Negli ultimi anni il numero dei cormorani è aumentato a dismisura fino a raggiungere le migliaia di esemplari con conseguenze tali da mettere in ginocchio il settore della vallicoltura in cui molti imprenditori rinunciano ormai a seminare gli avannotti chiudendo di fatto gli allevamenti”.

La Regione Veneto ha in programma incontri con i tecnici dell'Ispra sulla questione dei cormorani. Per i risarcimenti del danno si punta a trasmettere le domanda ad Avepa
Il direttore della sezione Caccia e Pesca della Regione Veneto ha comunicato che gli uffici tecnici hanno in programma degli incontri interlocutori con i ricercatori di ISPRA sulla questione dei cormorani al fine di iniziare un percorso conoscitivo che, ci si augura, possa portare nel prossimo futuro a un possibile piano di controllo/gestione della specie in parola per ridurre in ultima analisi i danni al patrimonio ittico da essa provocati. Inoltre la Regione sta studiando di trasmettere all'Avepa (l'agenzia regionale per i pagamenti) le domande di risarcimento danni da fauna selvatica in modo da accelerare i tempi di liquidazione.

L'informazione costante come chiave di volta: occorre intervenire tempestivamente con monitoraggi capillari su tutto il territorio veneto
La fauna selvatica sta diventando un fenomeno quasi incontrollabile anche secondo esperti e ricercatori universitari.
“L'informazione è il nodo cruciale – ha spiegato Chiara De Fassi Negrelli Rizzi, ricercatrice e docente Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente, Università di Padova. - Occorrono censimenti capillari in tutto il territorio veneto con adeguate, e diverse rispetto al passato, operazioni di monitoraggio e controllo. La tempestività è il fattore cruciale per non arrivare troppo tardi. E' fondamentale affrontare il fenomeno a monte, al fine di un razionale e
proficuo utilizzo delle risorse per prevenzione e risarcimento dei danni”.

Vincere l'immobilismo e applicare misure di prevenzione dei fenomeni, prima che ne derivino dei disastri. L'UE prevede già l'eradicazione dello scoiattolo grigio
“Troppo spesso si è intervenuti con estremo ritardo come testimonia il fenomeno delle nutrie – ha ribadito Dino Scaravelli, professore al Corso di laurea in Scienze e gestione della natura, Università di Bologna. – Vogliamo ricordare cosa è successo in Australia dove il coniglio importato nel continente si è letteralmente mangiato milioni di ettari di coltivazioni agricole, ha ampliato l'erosione  del territorio e distrutto l'habitat della fauna locale? E infine per cercare di risolvere il problema hanno importato le volpi che, invece, si sono divorate le specie autoctone! E' solo un esempio per capire che prevenire i fenomeni è sempre la strategia più efficace perché altrimenti, una volta che il danno è fatto, non è facile rimediare. Tanto per essere chiari l'Unione Europea prevede l'eradicazione dello scoiattolo grigio, ma finora tutto tace qui da noi e rischiamo di beccarci anche un’altra bella multa milionaria per non aver preso i provvedimenti adeguati! Troppo spesso si è intervenuti con estremo ritardo come testimonia anche il fenomeno delle nutrie: bisogna agire sempre seguendo un approccio scientifico e tecnico ben consolidato”.

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