Barbabietole, Venezia al secondo posto in Veneto ma l'Italia produce soltanto il 30% del fabbisogno nazionale

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Lo zucchero che mangiamo, per il 70 per cento, viene dall'estero. L'Italia infatti produce ormai soltanto il 30 per cento del fabbisogno nazionale. In questo contesto molto difficile il Veneto e l'Emilia Romagna si distinguono con produttori che hanno scelto di puntare al valore aggiunto dello zucchero italiano.
Venezia è al secondo posto in Veneto per produzione di barbabietole. E in località Marango a Caorle, l'imprenditore Carlo Pasti, agronomo esperto, coltiva nella sua azienda La Frassina ben 100 ettari di barbabietole. Pasti è uno dei maggiori produttori di barbabietole del veneziano ed è socio anche di COPROB, la cooperativa di produttori che ha sede in Emilia Romagna. COPROB è l’unica filiera di zucchero 100 per cento italiano con una produzione di 280.000 tonnellate/anno, realizzata dagli zuccherifici di Minerbio (Bo) e Pontelongo Pd).
Secondo i dati ISTAT in Veneto nel 2018 la produzione totale di barbabietole è stata di 6.732.000 quintali: al primo posto si colloca Rovigo con 2.609.000 quintali ed al secondo Venezia con 1.901.000 quintali.
“In questo momento abbiamo bisogno della barbabietola anche come coltura alternativa su cui puntare – commenta Giulio Rocca, presidente di Confagricoltura Venezia. - La coltivazione del mais infatti sta subendo un tracollo causato anche dall'aumento di presenta di micotossine dovuto al divieto di coltivare semi di mais geneticamente modificati in grado di essere resistenti alla piralide. Ma si registrano difficoltà anche per la coltivazione della soia a causa delle cimici che in alcune aree attaccano le piante con danni pesantissimi per i produttori. Ecco perché una soluzione potrebbe venire dalla coltivazione delle barbabietole. Il rilancio dello zucchero nazionale così diventa una doppia necessità per gli agricoltori”.

Carlo Pasti è amministratore di un'azienda agricola di 550 ettari che produce colture estensive: mais, soia, frumento. L'azienda La Frassina comprende anche vigneti che producono Chardonnay, Lison, Merlot, Cabernet Sauvignon, Refosco. Dal 2010, Carlo Pasti e la sorella Lucia fanno parte anche della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. Carlo Pasti è anche uno dei maggiori produttori di barbabietole del veneziano, deciso a puntare ancora su questa coltura, malgrado la grave crisi del settore. “Ritengo in realtà che per lo zucchero siamo in un momento potenzialmente interessante – sottolinea l'imprenditore Pasti. - Ora più che mai i nostri europarlamentari a Bruxelles dovrebbero ascoltarci ed intervenire a tutela del prodotto italiano. La globalizzazione del mercato danneggia in modo gravissimo vari settori e tra questi anche il comparto dello zucchero. Eppure, noi produttori italiani in questi anni abbiamo resistito grazie alla cooperativa COPROB e ad Italia Zuccheri. Ora siamo ad una svolta: è questo il momento giusto per coinvolgere anche i consumatori e spiegare in quale situazione di difficoltà si trova la filiera nel nostro Paese, facendo tutto il possibile però per valorizzare una produzione che promuove il valore aggiunto italiano e si concentra tra Veneto ed Emilia Romagna”.

La produzione di zucchero in Italia e in Europa: nel 2018 sottoproduzione e crollo del prezzo a 300 euro/ tonnellata
In Italia sono rimasti due stabilimenti che producono zucchero a Minerbio in provincia di Bologna e Pontelongo in provincia di Padova. Sono questi gli zuccherifici di COPROB che riunisce circa 7mila aziende produttrici. “Per dare un'idea dei paradossi: il marchio Eridania è stato comprato dai francesi, non è più italiano! – precisa Pasti - Il 70 per cento dello zucchero presente in Italia viene dall'estero, in particolare da Francia e Germania che lo vendono sul mercato anche a prezzi stracciati. Nel 2017 infatti in Francia e Germania si è assistito ad una sovrapproduzione di zucchero che ha portato in vendita anche sul nostro mercato zucchero a prezzi anche inferiori a quelli del marchio italiano. Ora però si è aperta una crisi, perché poi nel 2018, il prezzo dello zucchero - che si aggirava sui 400 euro a tonnellata - è crollato a 300 euro con una produzione complessiva inferiore alla media; questi elementi hanno comportato una caduta degli introiti per le aziende del settore e richiedono una revisione della politica europea riguardo lo zucchero”.

Le strategie di COPROB per la promozione dello zucchero italiano
Nel frattempo, COPROB, con i suoi 35mila ettari di coltivazioni di barbabietole, sta resistendo grazie a strategie intelligenti e interessanti alleanze. “Grandi aziende dell'agroalimentare italiano come Barilla e Ferrero si sono impegnati a sostenere i produttori di COPROB comprando zucchero italiano – ricorda Pasti. - COPROB mira a promuovere lo zucchero 100 per cento italiano anche grazie alla grande distribuzione tramite COOP, Esselunga ed altri e stiamo puntando anche a nuove linee: una produzione biologica che possa fare la differenza sul mercato e una produzione di zucchero di barbabietola grezzo barbabietola grezzo - nostrano - senza processo di raffinazione (il saccarosio è bianco per sua natura. Per ottenerlo si procede alla raffinazione del succo della bietola. Il Nostrano non subisce il processo di raffinazione; ndr). Di recente abbiamo realizzato anche una campagna pubblicitaria e abbiamo ottenuto un incremento di vendite del 20 per cento, segno che il valore aggiunto dell'italianità del prodotto è riconosciuto dai consumatori”.

La coltivazione di barbabietole a La Frassina per la qualità del prodotto italiano
“Nella mia azienda ho sei dipendenti – racconta Pasti. - Mi occupo personalmente degli aspetti agronomici utilizzando le migliori tecnologie innovative e metodi come l'agricoltura di precisione che permette, anche tramite l'analisi fogliare, di valutare esattamente quanta concimazione va data alla coltivazione rispetto al fabbisogno reale. La mia azienda è spazio di trasformazione e sperimentazione in campo per conto di COPROB. Se si rispettano le regole più avanzate per la coltivazione e la produzione unite alla tutela dei diritti dei propri dipendenti, i risultati arrivano, ma il prezzo sul mercato deve permettere di finanziare gli investimenti che sono stati fatti dai produttori del settore. Ora anche questa nuova, ulteriore fase di crisi del settore, può riaprire il confronto e dar vita a una riforma che tuteli il valore aggiunto della produzione nazionale. Il nostro appello è rivolto ai parlamentari che rappresentano l'Italia a Bruxelles”.

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