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Biometano nuova opportunità per l’agricoltura veneta

Con il via libera in marzo al decreto ministeriale che detta le regole e il sistema di incentivazione per la produzione del biometano in Italia, per le aziende agricole venete si apre una nuova opportunità di produrre energia rinnovabile sia in impianti nuovi che in quelli esistenti. Un decreto molto atteso da Confagricoltura e Cib- Consorzio italiano biogas, che hanno collaborato con il ministero affinché si arrivasse a un sistema di valorizzazione del biogas combinando la capacita produttiva agricola all’utilizzo dei sottoprodotti agricoli. Il decreto giunge in tempo utile per permettere agli impianti di biogas esistenti (in Veneto sono 133, in Italia 2.000) di valutare la possibilità di essere convertiti dedicandoli alla produzione di biocarburanti avanzati.
“Quella che si apre è un’opportunità molto interessante che in Veneto potrebbe coinvolgere un migliaio di agricoltori – spiega Giovanni Musini, presidente della Federazione di bioeconomia di Confagricoltura Veneto -. Le aziende agricole possono trovare una via di sviluppo molto interessante perché il biometano potrà essere immesso in rete e venduto alle stazioni di servizio, valorizzando i sottoprodotti agricoli e le colture che non portano più reddito alle molte aziende cerealicole in crisi, dal Basso Padovano al Basso Veronese, dal territorio veneziano a quello rodigino. Particolarmente appetibile è il progetto presentato da Gabriele Lanfredi del Consorzio bieticoltori CGBI, che propone alle aziende di consociarsi in consorzi per creare nuovi impianti di biometano ottenendo in cambio una valorizzazione maggiore della loro produzione rispetto ai prezzi di mercato. In Veneto potrebbero nascere una decina di consorzi, dando una sferzata a un settore che ha bisogno di innovarsi per sopravvivere”.
Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto, ricorda che negli ultimi anni c’è stata una grande partecipazione del mondo agricolo alla realizzazione degli impianti di biogas in Italia. “Su circa 2.000 impianti presenti, quasi metà degli impianti sono collegati ad aziende agricole – sottolinea -. Gli impianti a biogas hanno aiutato l’agricoltura italiana a mantenere alcune coltivazioni nelle nostre zone, come la cerealicoltura o la bieticoltura. Peccato che il mais, che sta vivendo un momento difficile a causa della scarsa remunerazione e dell’import massiccio dall’estero, sia tra le colture non ammesse, fra quelle di secondo raccolto, ad essere utilizzate in questi impianti. Bisogna che il mondo politico e l’opinione pubblica prendano coscienza che gli impianti a biogas e a biometano, collegati all’azienda agricola, possono aiutare la tenuta del settore, contribuendo a quel concetto di economia circolare che occupa sempre più un posto di primo piano”.
Tutte le slide del convegno sul biometano che si è svolto a Padova lo scorso 11 aprile sono disponibili sul sito di Confagricoltura Veneto cliccando qui.

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