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La denuncia di Confagricoltura al convegno sugli Ogm: “ricerca in agricoltura o non c’è futuro

 conf 9 Gli agricoltori italiani spendono ogni anno 800 milioni di euro per importare dall'estero mangimi ogm, perché nel nostro Paese è vietata la coltivazione di piante geneticamente modificate, così come la loro sperimentazione in campo. Un gap che rischia di affossare la nostra agricoltura: "Abbiamo rese produttive molto più basse degli agricoltori del resto del mondo, senza ricerca non avremo futuro", hanno denunciato i produttori di Confagricoltura Veneto e Friuli Venezia Giulia, oggi riuniti in un convegno sul futuro del miglioramento genetico in agricoltura all'hotel Crowne Plaza di Padova.
Al convegno erano presenti tre importanti esponenti della ricerca pubblica italiana: Roberto Defez del Cnr di Napoli, Gianni Barcaccia dell'università di Padova e Michele Morgante dell'università di Udine. Defez ha spiegato che le leggi che vietano gli ogm sono in parte decadute o stanno per decadere. Le conoscenze aumentano, la tecnica mette a disposizione nuovi strumenti, ma nel frattempo l'Italia ha subìto un gigantesco gap: "Stiamo aumentando le importazioni da Sudamerica, Ucraina, ma anche da Francia e Spagna - ha detto Defez -. Acquistiamo l'87 per cento dei nostri mangimi. È il momento di compiere scelte difficili e sono gli agricoltori a dover dire cosa serve e come produrre. L'Italia deve riaprire le porte alle sperimentazioni, come ha fatto la Germania, per adattare le nuove tecniche alle nostre necessità del futuro. Se non lo facciamo soccomberemo".
Barcaccia ha spiegato che il nostro Paese ha una grande tradizione nel miglioramento genetico delle piante agrarie, che ci ha permesso di compiere enormi passi in avanti: "Negli ultimi 50 anni siamo passati da antiche varietà locali a popolazioni più omogenee e produttive, con incroci tra linee parentali - ha rimarcato -. È il caso dei radicchi veneti, oggi più produttivi del 25 per cento e migliorati qualitativamente. Le nuove tecnologie sono, quindi, in grado di valorizzare le antiche
varietà locali. Io ritengo che l'equilibrio ideale, in futuro, sarà quello di coltivare contemporaneamente piante con i sistemi delle biotecnologie, tradizionali e di mantenimento delle varietà locali per coltivazioni di nicchia".
Morgante, infine, ha raccontato il lavoro effettuato con l'Università di Udine per sviluppare nuove varietà di viti da vino resistenti a peronospera e oidio. "Abbiamo svolto un grande lavoro di selezione, che ci ha portato dopo 15 anni a brevettare dieci varietà - ha spiegato -. Con le nuove tecnologie di miglioramento genetico, come la cisgenesi e il genome editing, si potrebbero ottenere risultati simili in tempi brevi, mantenendo immutate varietà tradizionali. L'innovazione è indispensabile per preservare la tradizione, altrimenti non c'è futuro".
Marco Aurelio Pasti, presidente della sezione seminativi di Confagricoltura Veneto e Lorenzo Nicoli, presidente regionale, avvertono che con il blocco della sperimentazione e della ricerca l'agricoltura italiana rischia di soccombere: "Abbiamo rese produttive del 20 per cento più basse rispetto ai produttori che possono utilizzate sementi Ogm - denunciano. "Come se ciò non bastasse, i nostri prodotti realizzano nel mercato uno o due euro in meno per quintale rispetto alle importazioni. E' facile comprendere che in questo mercato libero e globale, in cui si compete con mezzi diversi, le nostre produzioni di cereali e di soia non possono difendersi. Andando avanti così l'agricoltura italiana morirà".
conf 10     Marco Aurelio Pasti, presidente della sezione seminativi di Confagricoltura Veneto e Lorenzo Nicoli, presidente regionale, avvertono che con il blocco della sperimentazione e della ricerca l'agricoltura italiana rischia di soccombere: "Abbiamo rese produttive del 20 per cento più basse rispetto ai produttori che possono utilizzate sementi Ogm - denunciano. "Come se ciò non bastasse, i nostri prodotti realizzano nel mercato uno o due euro in meno per quintale rispetto alle importazioni. E' facile comprendere che in questo mercato libero e globale, in cui si compete con mezzi diversi, le nostre produzioni di cereali e di soia non possono difendersi. Andando avanti così l'agricoltura italiana morirà". I materiali e il video completo del convegno sono disponibili online al seguente link.

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