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La nuova fabbrica delle noci a Eraclea – Dal campo al consumatore

L’azienda Tenuta la Spiga a Eraclea (VE) è la prima azienda produttrice di noci in Italia come superficie raggruppata insieme sotto la stessa proprietà. Dalla campagna 2017, con l’ultimazione del nuovo centro aziendale per la lavorazione delle noci, l’azienda gestirà l'intera filiera del prodotto, dalla raccolta alla vendita, a km zero. Il 13 luglio, in occasione della visita dei giovani di ANGA Venezia, ANGA Verona e ANGA Friuli Venezia Giulia, Alessandro Gaggia, proprietario dell’azienda, ha relazionato ai partecipanti le criticità ed i vantaggi delle colture praticate nella sua azienda e illustrato le macchine di raccolta e gli impianti di lavorazione e stoccaggio.

Tenuta la Spiga è un’azienda sorta a inizio Novecento sulle estensioni appena bonificate comprese tra i comuni di Eraclea e Caorle e in parte in territorio bellunese, e che da quasi un secolo è condotta dalla famiglia Gaggia.
Le scelte imprenditoriali hanno spinto verso una diversificazione delle colture praticate, che si concretizza attualmente in un totale di 340 ettari di superficie a seminativo, oltre 10 ettari di vigneto, 1 ettaro di nocciolo, a cui si aggiungono 30 ettari di prati e pascoli e quasi 40 ettari di bosco in territorio bellunese e, soprattutto, oltre 120 ettari di superfici a noce, delle varietà Lara, Chandler e noce Feltrina.

Il legame dell’azienda con la coltivazione del noce ha la sua origine all’inizio degli anni Novanta, con l’impianto dei primi 30 ettari, ad oggi ancora produttivi. In pochi anni la superficie aziendale è aumentata fino a toccare i 120 ettari nel 2000, per poi tornare a calare a seguito di un’infezione di Phytophthora, patogeno che causa il mal dell’inchiostro, che ha comportato l’estirpo di 30 ettari di noceto. L’ultimo impianto avvenuto nel 2016 ha riportato la superficie alla quota del 2000. A questa superficie si affiancano circa 4 ettari di noce da legno, coltura marginale nell’economia dell’azienda.

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La visita ha interessato in primo luogo le superfici a noceto, comprese quelle di più recente impianto, e i macchinari necessari per le diverse attività legate al ciclo colturale.
Il noce è una pianta con un ciclo vitale superiore ai 20 anni, che entra in produzione a partire dai 5 anni, raggiungendo la piena produzione dal settimo anno. Il sesto di impianto è di 7 x 5-6 metri, e la densità è quindi di 230-250 piante/ha, con una percentuale di attecchimento prossima al 99%. Una delle problematiche sottolineate durante la visita è legata all’acquisizione delle piante tramite vivaio, in termini di disponibilità e varietà. Le piante di noce della Tenuta La Spiga sono tutte innestate su regia.
Un’altra problematica importante, per la quale è fondamentale progettare in maniera ottimale l’impianto, è la valutazione del terreno. Il noce è infatti una specie propria di terreni sciolti, che non tollera il ristagno, ma che contemporaneamente soffre condizioni di stress idrico. Vista la natura dei terreni aziendali (limosi e sabbiosi), sono stati fatti degli interventi di miglioramento fondiario con la posa di tubi di drenaggi, a profondità di 90 cm e distanziati di 6 m. La pulizia periodica dei tubi di drenaggio risulta necessaria per garantire il mantenimento delle condizioni ideali per la pianta.
In annate siccitose, come si sta verificando per il 2017, è necessario irrigare, con ciclo anche di 20-25 mm; l’irrigazione è effettuata tramite Sprinkler e microgetto. Va inoltre effettuata la concimazione, per l’apporto di azoto, potassio e fosforo. Per il monitoraggio dell’umidità del suolo, al fine di garantire le condizioni ideali per lo sviluppo, la scelta della proprietà è stata di investire nell’innovazione tecnologica, utilizzando delle sonde poste a diverse profondità nel suolo (20-40-60 cm).
Il secondo focus di questa prima fase della visita aziendale ha riguardato il parco macchine aziendale. I trattori attirano l’attenzione per il loro particolare aspetto dovuto alla corazzatura, necessaria per proteggere le parti sporgenti dei mezzi ma soprattutto per limitare i danni alla chioma degli alberi. La forma di queste corazzature è infatti progettata per accompagnare i rami, senza spezzarli, durante le lavorazioni in campo. Ai trattori si affiancano poi gli attrezzi dedicati in maniera specifica alla coltura del noce: la potatrice (la potatura avviene su filari diversi ogni anno, con ciclo di 3 anni per pianta), il trinciaerba, con larghezza di 6 metri e sensori per il diserbo per le fasce sotto filare, e le macchine per la raccolta. Queste ultime sono presenti in azienda in due tipologie diverse, per la raccolta con scuotitore e andanatore e per la raccolta senza scuotitura (in questo secondo caso la macchina è la stessa per la raccolta delle nocciole). La raccolta si svolge a partire da metà settembre e si conclude in un mese circa; anche in questa fase è importante la scelta e conoscenza delle varietà e dei tempi di lavorazione, per ridurre il periodo in cui il frutto si trova a terra, critico per la formazione di muffe.
La produzione aziendale ha un valore medio, riferito agli ultimi dieci anni, di 41 q/ha. La quantità è però meno importante rispetto alla qualità; a una produzione inferiore corrisponde generalmente un calibro maggiore, più apprezzato.
In merito al mercato, infatti, si è osservato come la tendenza negli ultimi anni sia una maggior propensione dei consumatori a spendere di più per un prodotto di qualità; inoltre la vendita è estesa anche al periodo estivo, sfatando la convinzione che si tratti di un frutto consumato solamente in inverno. La scelta dell’azienda è di non conferire nella GDO, ma di vendere il prodotto tramite mercati ortofrutticoli e nello spaccio aziendale.
Concludendo con una sintesi e un bilancio sulla coltura del noce, Alessandro Gaggia ha evidenziato come sia importante e necessario investire molto sul controllo delle malattie, problema molto serio per il noce, e sul monitoraggio puntuale delle condizioni chimico-fisiche dell’ambiente. Sono emerse inoltre due questioni di grande attualità, riguardanti il biologico e l’espansione delle aree coltivate a nocciolo. Sul primo aspetto è stato sottolineato come sia molto difficile, nel nostro territorio, gestire un noceto biologico, in particolare per i problemi legati alla batteriosi. In merito al nocciolo, l’esperienza aziendale conferma quanto noto sul minor costo di gestione di questa coltura rispetto al noce. Si tratta infatti di una specie più rustica, che ha bisogno di un minor numero di trattamenti (che qui non vengono proprio fatti), mentre vengono effettuate comunque sia l’irrigazione che la concimazione. La raccolta avviene in 2-3 periodi dell’anno, utilizzando la stessa macchina impiegata per la raccolta delle noci. Anche il costo di impianto è inferiore rispetto al noce, ma è stata sottolineata la problematica gestionale relativa alla potatura dei numerosi polloni caratteristici di questa pianta. L’esperienza aziendale con la coltura del nocciolo non è stata però positiva, in termini di quantità prodotta, motivo per cui la superficie non è mai stata aumentata rispetto all’impianto iniziale.

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Terminata la visita in campo, il Sig. Gaggia ha accompagnato i presenti nel cantiere del nuovo centro aziendale, dove si concentreranno tutte le attività successive alla raccolta, dal conferimento delle noci alla lavorazione ed essicazione, fino allo stoccaggio e alla vendita diretta. Il nuovo centro, che sorge a fianco della casa padronale in connessione diretta con il corpo dell’azienda, sarà pronto per la campagna di quest’anno, e permetterà la lavorazione di un totale di 3.500-4.000 quintali di prodotto. Negli ampi spazi del nuovo centro (che occupa una superficie totale di 3.800 metri quadri) si realizzeranno le operazioni di lavaggio con acqua, asportazione meccanica del mallo, spazzolatura, cernita ed essicazione, con controllo costante dell’umidità. Nel centro sarà presente una selezionatrice di ultima generazione, che con 40 fotogrammi per noce controllerà e selezionerà il prodotto secondo i valori predefiniti di peso, colore e dimensioni, per il confezionamento finale. Le noci, come già avviene per il prodotto in vendita ora, non verranno sbiancate.
La nuova struttura è pensata per inserirsi in maniera armoniosa nel paesaggio rurale della bassa pianura, sia dal punto di vista del progetto architettonico, sia nella scelta dei materiali. La pavimentazione dell’ampio ingresso è realizzata con mattoni recuperati dalle vecchie case mezzadrili presenti sul sito, mentre la copertura degli spazi adibiti a trasformazione e stoccaggio è sostenuta da capriate in legno. Queste ultime, oltre ai vantaggi estetici, offrono una soluzione al problema della nidificazione dei colombi, risultando migliori rispetto alle strutture in metallo. La progettazione del centro ha seguito quindi un duplice obiettivo di funzionalità e di rispetto dei canoni paesaggistici e architettonici rurali, in linea con le tendenze dei consumatori e dei turisti che dalle vicine spiagge si muovono verso l’entroterra. Come illustrato dal proprietario, i consumatori sono disposti a spendere di più per un prodotto di qualità, e l’azienda insieme alle proprietà vicine sta investendo sulla promozione nelle strutture ricettive del litorale identificando dei percorsi turistici che si snodano attraverso i terreni agricoli, che portino quindi i turisti a conoscere queste realtà rurali. Per questo motivo, fin dall’inizio la nuova struttura è stata concepita non solamente come centro aziendale di lavorazione, stoccaggio e vendita, ma è stato previsto al suo interno uno spazio dedicato alla storia del territorio. Qui sarà possibile ripercorrere le evoluzioni e i cambiamenti avvenuti nel paesaggio prima, durante e dopo la grande bonifica, grazie alla presenza di foto e documenti storici e degli attrezzi e macchine agricole usate in azienda per le noci e per le altre colture praticate nell’ultimo secolo.

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