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AGRICOLTURA BIOLOGICA TRA SCETTICISMO E REDDITIVITA'

convegno bio venezia   

Guidi a Mestre: “Biologico in crescita,
ma servono professionalità e formazione”

Mestre, 23 maggio 2016 - “Il biologico è un prodotto di successo, ma non si improvvisa. Servono professionalità e formazione per poterlo fare”.
Mario Guidi, presidente nazionale di Confagricoltura, ha chiuso così il convegno “Agricoltura biologica tra scetticismo e redditività: un futuro percorribile per l’agricoltura veneta?”, che si è svolto lunedì 23 maggio al Novotel di Mestre e è stato promosso da Confagricoltura Veneto e Venezia.
La giornata ha offerto una panoramica sul mondo bio, che da anni sta vivendo una crescita inarrestabile aprendo possibili sbocchi per un’agricoltura che sta vivendo una fase difficile in molti comparti. Il mercato interno dei prodotti bio è aumentato nel 2014 del 12,5% e nel 2015 del 20%. Il fatturato del 2014 è stato di 1,4 miliardi di euro, che rappresenta il 4% dell’export agroalimentare italiano. Ben il 24% del fatturato del comparto bio raggiunge i mercati internazionali, contro il 18% di quello dei prodotti tradizionali. Nel 2014 gli ettari coltivati a biologico sono più di un milione e quattrocentomila (un’estensione pari all’intera regione Campania), con una crescita rispetto al 2013 del 5,4%. Infine, le aziende agricole che trasformano il loro prodotto sono passate da 4.456 nel 2013 a 6.104 nel 2014, con un aumento del 37% su base annuale. Un dato che dimostra la dinamicità delle imprese agricole biologiche, metà delle quali ha manifestato l’intenzione di proiettarsi nei prossimi anni verso i mercati esteri.
“La crescita del biologico è innegabile – ha affermato il presidente Guidi -, ma bisogna tener conto del fatto che coltivare in maniera bio è tutt’altro che facile. Le opportunità possono essere colte se le associazioni sapranno accompagnare l’agricoltore verso un processo di apprendimento delle tecniche non convenzionali e delle nuove tecnologie. Tutto questo va fatto senza demonizzare l’agricoltura tradizionale, che sa produrre alimenti salubri e di qualità, uscendo dalla logica del sostegno contributivo. Anche l’ogm può essere di grande sostegno, perché con piante più forti ci sarà meno bisogno di trattamenti”.
Sulla stessa linea Giulio Rocca, presidente di Confagricoltura Venezia: “Per molti di noi il biologico è un nuovo campo – ha rimarcato -. Fa riflettere il dato altissimo sulle importazioni, che sono la metà dei prodotti bio in vendita. Perché dobbiamo importare? Possiamo e dobbiamo produrre noi, arrivando ad una filiera chiusa made in Veneto. Guai, però, a creare contrapposizione con l’agricoltura convenzionale, che negli ultimi anni ha visto la diminuzione del 50 per cento dell’uso di diserbanti e garantisce prodotti buoni”.
Pier Luigi Perissinotto, del settore Competitività sistemi agroalimentari della Regione Veneto, ha fatto capire che c’è molto da lavorare facendo notare come il Veneto sia ancora agli albori del settore: “Il Veneto è la prima regione vitivinicola nazionale, ma fanalino di coda nel biologico. Abbiamo solo 15 mila ettari nelle principali colture bio, con un’incidenza dell’1,94 sulla superficie totale, contro i 303 mila della Sicilia. Ben vengano i giovani che stanno tornando all’agricoltura, che hanno entusiasmo e competenze e possono portare nuova linfa al settore.”. A livello nazionale, intanto, la politica sta facendo la sua parte: “Recentemente il governo ha adottato il piano strategico per lo sviluppo biologico, con due obiettivi fondamentali: il raggiungimento nel 2020 di una variazione del 50 per cento della attuale superficie biologica e un accrescimento del 30 per cento sul valore delle produzioni sempre entro il 2020”.
Paolo Parisini, presidente della Federazione nazionale produttori biologici di Confagricoltura, è entrato nel campo tecnico spiegando che il bio comporta un cambiamento totale di mentalità: “Si deve farlo se si è convinti di trattare terreni in maniera completamente diversa rispetto a prima, non per i contributi – ha chiarito -. Il segreto sta nella consequenzialità delle colture, come avevano capito i Maya: cereali alternati a legumi, quindi riposo del terreno con foraggere come l’erba medica, oppure trifoglio che permette di arricchire di sostanze organiche il terreno. Le soddisfazioni ci sono. Sull’appennino bolognese con l’agricoltura biologica si riescono a fare 40-50 quintali di raccolto di grano tenero. Ma occorrono pazienza e bisogna crederci”.
Lo stesso concetto ribadito da Carlo Bazzocchi, produttori biologici dell’Emilia Romagna, che ha illustrato i passaggi tecnici alla coltivazione bio: “Bisogna tornare a fare le rotazioni – ha puntualizzato -. Il terreno deve tornare ad essere trattato con microorganismi, che determinano la fertilità della terra, la produttività e la robustezza delle piante. Un terreno fertile favorisce le interazioni nutrizionali tra le piante e i microbi del suolo e si difende dall’erosione. Prima di abbandonare la concimazione minerale bisogna però essere capaci di preparare un buon compost. Servirebbero tecnica e formazione continua, che invece è scomparsa o non si è evoluta sufficientemente”.
Infine Luigi Tozzi, di Confagricoltura nazionale, si è addentrato nel campo dei controlli: “Il 95% dei prodotti bio controllato in Italia è buono – ha garantito -. I controlli sui prodotti da agricoltura biologica vengono condotti dall' Icqrf, che nel 2014 ne ha effettuati 2.257, verificando 1.815 operatori e 2.877 prodotti. I prodotti irregolari per mancanza di documentazione amministrativa sono stati il 6,4 %, mentre i campioni irregolari con presenza di residui di principi attivi sono stati il 4,9%. La fiducia dei consumatori nel bio è alta: il 75% lo acquista perché è sicuro e fa bene”.
Presenti al convegno Alessandra Scudeller, dirigente del settore qualificazione prodotti dela Regione, che ha posto l’accento sulla necessità di una buona comunicazione per dare indicazioni e garanzie sul bio, e la parlamentare Gessica Rostellato, che ha invitato ad avere una visione a 360 gradi: “Non esiste il bio assoluto, ma una serie di soluzioni che, messe assieme, possono far progredire l’agricoltura. La cisgenetica può essere compatibile con il biologico? Rendere più resistenti le pianti può aiutare il bio? Quello che conta, alla fine, è il risultato: salvaguardare l’ambiente e le colture”.

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